Indiana Jones e l’avventura della vita

Se prima di iniziare non fosse chiaro il concetto vorrei riassumerlo con queste parole : “Indiana Jones. Un uomo, un mito”. Così intitola il suo saggio il professor Claudio Bonvecchio nella più recente pubblicazione italiana dedicata ad uno dei più grossi successi cinematografici di tutti i tempi. Il testo è di taglio filosofico, e attendo con ansia di leggerlo o perlomeno di entrarne in possesso. Al momento è però un altro il “tributo” a cui vorrei dedicarmi. Una mostra internazionale, alla sua seconda tappa, in quel di Valencia: “Indiana Jones e l’avventura dell’archeologia”, inaugurata il 22 dicembre 2011 e visitabile fino al 16 settembre 2012, presentata in collaborazione tra la Lucasfilm LTD e la National Geographic Society, proprio nel trentennale dell’uscita del primo film. Prima di partire le uniche notizie che ho trovato in italiano venivano da un blog di archeologi inferociti (frustrati..? mi domando sottovoce) increduli del fatto che la “loro” scienza venisse mischiata con bassezze come dei film hollywoodiani e che il loro faticoso mestiere fosse paganamente confuso con quello di uno schioccatore di frusta. Tra il divertito e il disgustato mi sono dovuta rallegrare del fatto precauzionale che i non iscritti al blog fossero impossibilitati a lasciare commenti. Dopo il ritorno vedo che i pochissimi articoli che sulla rete danno conto dell’esposizione valenciana sono stati redatti da persone che sicuramente la mostra non l’hanno vista. Ma poco importa, eccomi qua.

Innanzi tutto sì, è vero che la mostra è ospitata in 900 metri quadri (no, non li ho misurati, mi fido) all’interno del meraviglioso edificio in cui ha sede il Museo della Scienza, intitolato al Principe Felipe. Ma di Santiago Calatrava parlerò in altra sede (chi mi conosce ben sa che ne parlo spesso). Dunque, il meraviglioso edificio di cui sopra ve lo dimenticherete completamente durante l’esposizione perchè la stessa è allestita in una serie di stanze nere e buie come un cinema (giustamente). Si entra dopo essere stati muniti di cuffie e palmare. Le lingue disponibili per l’audio sono inglese e spagnolo ed i due addetti all’ingresso sembrano avere l’inquietante dote di parlarli entrambi contemporaneamente. Dopo una breve introduzione audio tenete ben salda la mascella perchè la prima cosa che vedrete voltandovi è una teca contenente.. no, non c’è Harrison Ford. Ci sono il suo cappello, camicia, giubbotto, cinta, pantaloni, scarpe, borsa e frusta perfettamente disposti su un manichino. Iniziano così i vostri dubbi che non avranno termine fino alla fine della mostra e che persisteranno, credo, vita natural durante. E’ davvero quello il giubbotto che ha indossato Harrison Ford nel film? Avevo visto un documentario anni fa dove spiegavano che per L’ultima Crociata di giubbotti ne sono stati usati una decina. Quindi voi fate conto che è uno di quelli che “più o meno circa” avrebbero dovuto essere usati per il film. Così per tutto il resto dei reperti. Tanto che per alcuni ho dovuto riguardare più volte la scena del film sullo schermo e l’oggetto nella teca per capacitarmi del fatto che.. l’oggetto in questione era assolutamente diverso. Ma questo accade in modo eclatante soltanto per un paio di reperti, lascio a voi scoprire quali.

La mostra è divisa in quattro sezioni, una per ogni film, e corredata di un ampio repertorio di documenti multimediali e non, quali video, audio, ricostruzioni, disegni, che vi faranno rimbalzare dal palmare al reperto, agli schermi a parete.. in modo anche un pò frenetico, va detto, dal momento che l’imperativo categorico che vi è stato ribadito prima del vostro ingresso (non solo dai bi-lingue ma anche dalla monolingue precedente) è: “l’esposizione dura tre ore”. Vi viene un pò l’ansia perchè speravate di metterci di meno ma poi vi scoccia fare i turisti ignorantoni che escono prima della fine senza aver visto tutto. Cosa c’è in questa mostra in sostanza? Di tutto e di più. Abiti, tanti.. cimeli di tutte le scene cult, tutti.. locandine, solo quelle standard.. l’alieno assiso in trono c’è.. ma non vi dico tutto perchè vi rovinerei gran parte della sorpresa. L’alieno non è la cosa più grossa, mettiamola così. Come bonus, oltre alla mostra su Indiana Jones, un giochino interattivo che vi diletterà o più probabilmente vi stancherà molto presto.. con piccola ricompensa finale, e in più la sezione della National Geografic su Nazca e sui reperti valenciani che però, sono sicura, messi in quel contesto non emozionano molto.

Lati negativi, ma non dico negativi, dico imperdonabili, sono tre. Il primo è il fatto che non si possono scattare foto. All’Arca dell’Alleanza, capite? Al Santo Graal. Al teschio di cristallo, cioè all’intero alieno di 2 metri e 40. Chiunque baratterebbe tutti i suoi seicento scatti di cinque giorni a Valencia per una sola foto dell’alieno. E invece no, niente foto. Pazienza. Secondo aspetto demotivante è il prezzo dei souvenir, ma anche qui ci si rassegna.. si farebbe anche a meno dei souvenir se solo ci fosse stato almeno un catalogo. E invece NO! E tre. Ho visitato decine di mostre d’arte dove l’interesse era modesto ed i prezzi proibitivi ma mi sono sentita in dovere di prendere il catalogo. E per la collezione dei cimeli più strepitosi che esistano sulla terra.. il catalogo non è mai stato fatto. Allora, qua si, per un attimo mi sono schierata sulla linea degli archeologi inferociti del blog.. ma stoicamente mi sono rincuorata pensando che il possesso materiale di oggetti è una cosa puramente insignificante e transitoria.. mentre il ricordo e l’emozione resteranno per sempre. Certo, senza una foto, senza neanche un depliant, con una penna souvenir per mio papà pagata 8 euro e 50 le emozioni è un pò difficile condividerle.

Insomma alla fine qual’è il senso di tutto questo? La mostra è bella, e i 15 euro li vale tutti. Rivivrete di nuovo quelle emozioni, ascolterete ancora quella sigla, sentirete la voce di Harrison Ford se non avete mai guardato i film in lingua originale, vi ricorderete della goccia di sudore che è comparsa sulla vostra fronte quando Indy cercava di sostituire l’idolo degli indios con il sacchetto di sabbia, e poi ancora ritornerete con la memoria alla rocambolesca corsa nelle miniere di Pankot, alle incisioni sullo scudo del crociato nei sotteranei di Venezia, alla croce di Coronado, e ancora a mille storie, a mille viaggi, a mille avventure, dal Nepal, a Petra, all’Egitto, al Messico, alle aule dell’università di Princeton dove vi è stato insegnato che “Il 90% del lavoro di un archeologo si svolge in biblioteca” e che “Il punto in cui scavare non è MAI segnato da una ICS“. Vi verranno in mente scene e battute che vi eravate scordati, vi entusiasmerete nel prendere atto di quanto esperti siete di un film che tutto sommato avete visto solo 2 – 3 – 4 massimo-massimo 5 volte. Si, vi piacerà sicuramente. Ma nella mostra, ahimè, viene sottointeso o trascurato quello che nel libro di cui parlavamo all’inizio, non credo di sbagliarmi, dev’essere scritto in caratteri cubitali.

Ossia che Indiana Jones è il senso di tutte le nostre vite. Egli rappresenta quell’eroe che non siamo, ma che avremmo voluto essere. Quel destino che non abbiamo compiuto, ma che avremmo voluto compiere. Quell’avventura che ogni giorno, disperatamente, spasmodicamente, cerchiamo di vivere. E ne sono assolutamente certa perchè se non fosse così, non mi sarei appassionata di archeologia. Non avrei fatto il liceo classico e l’università, non avrei conosciuto il professor Bonvecchio, non avrei fatto il dottorato, non sarei andata a Valencia quest’anno a vedere questa mostra e, probabilmente, non sarei quella che sono. Se volessi cambiare la mia vita, insomma, dovrei tornare indietro nel tempo fino alla mia infanzia e cambiare canale quella sera in cui è stato trasmesso per la prima volta I predatori dell’Arca Perduta.. FORSE allora.. gli eventi avrebbero preso tutto un altro corso..

No. No, questo è un’altro film.

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2 commenti

  1. Interessante articolo e bellissima mostra 😀
    Oggi ho visto per la primaa volta La grande fuga e ho scoperto che in Indiana Jones e l’ultima crociata ci sono diversi riferimenti a questo film… molte somiglianze… bè, quando uno scopre l’acqua calda è sempre piacevole infondo… a ritroso come un granchio nel mondo del cinema
    Un saluto e in bocca al lupo per il blog, anche io ho cominciato da poco 😉

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    • Grazie davvero per l’incoraggiante primo commento e per l’utile informazione che onestamente non ricordavo!
      Ti seguirò spesso.. anche se i miei gusti cinematografici sono abbastanza limitati.. ma resta un mondo al quale mi sento molto vicina. Bene.. passato il primo giorno (notte) di blog.. buon proseguimento anche a te!

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