Visioni nella mente

People have been reading photography as a true document, at the same time thay are now getting suspicious. I am basically an honest person, so I let the camera capture whatever it captures…whether you believe it or not is up to you; it’s not my responsibility, blame my camera, not me. (Hiroshi Sugimoto)
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Nato a Tokyo nel 1948, Hiroshi Sugimoto vive a New York dagli anni ’70. Dalla prima personale alla Minami Gallery di Tokio nel 1977, le sue immagini sono state esposte nei più importanti musei di tutto il mondo: dal Metropolitan Museum of Art di New York, al  Museum of Contemporary Art di Los Angeles, alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 2001 ha ricevuto il Premio Internazionale della Hasselblad Foundation per la Fotografia. Le opere di Sugimoto si sviluppano attorno a grandi temi: Dioramas, Theaters, Seascapes, Portraits, Conceptual Forms, Lightning Field e Talbot. In ognuno di essi viene elaborato un percorso che parte dallo studio della storia umana e dei fenomeni naturali, per arrivare al problema della verità stessa espressa dalle immagini.

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Nei suoi Dioramas animali, creature sul fondo degli abissi, primati agli albori dell’evoluzione della specie, sembrano ritratti nel loro ambiente naturale. Si tratta in realtà appunto di diorami, ricostruzioni da museo. Nei suoi Portraits, Giovanni Paolo II, Lady Diana, Arafat, ma anche Enrico VII, Anna Bolena e Napoleone, sembrano fermi nella loro espressione migliore in attesa dello scatto del fotografo. Sono in realtà statue di cera. Nella meravigliosa serie Theathers, schermi di cinema e drive-in ormai spenti da anni si accendono di una luce abbagliante davanti ad un pubblico inesistente. Nei Seascapes appaiono nella loro immobilità i mari primordiali così come li videro i primi navigatori nell’antichità. Nei Lightning Fields si assiste al violento scatenarsi dell’energia dei fulmini. Ma sono, ancora, tutte illusioni, che l’impressionante bianco e nero di Sugimoto riesce a rendere reali. Reali come solo una fotografia può essere.

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Nonostante la nostra mente sia abituata all’idea che la fotografia possa irreversibilmente sostituire le altre arti figurative come unica depositaria della verità, Sugimoto ci suggerisce finalmente un’altro punto di vista: la fotografia non deve essere necessariamente una verità.

O meglio, la verità talvolta può essere meno reale di una visione nella nostra mente.

Ho scritto questo breve articolo per il blog http://www.japancoolture.com/.

Per chi volesse saperne di più su Sugimoto, un interessante film documentario di Maria Anna Tappeiner racconta la sua storia: http://www.ufer.co.jp/works/hs_visions/index.html

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