I miei fiumi

Raramente si dicono verità che meritino di essere dette. Bisognerebbe scegliere le verità con la stessa cura con cui si scelgono le menzogne.” (Oscar Wilde)

Quanto gran parlare, su internet. Quante inutili verità. Mi imbatto stamattina in un post con decine e decine di commentatori entusiasti che spiega come imparare l’inglese gratuitamente leggendo articoli in inglese su internet. “Grazie, da solo non ci sarei mai potuto arrivare. Ti prego mi potresti suggerire un metodo altrettanto efficace per far sgorgare l’acqua calda dal mio rubinetto?” Ma davvero perchè perdere  tempo così.  Mi ricorda per certi versi quei noiosissimi aperitivi cui ancora mi invitavano anni fa – appuntamenti che ho ben presto disertato – in cui l’argomento principe della conversazione era il menù dettagliato proposto dall’agriturismo della sera precedente. No, grazie. Mi è passata la fame.

Quanto chiasso. Quanta confusione. Mi saturo di quello che Gillo Dorfles definsce l’horror pleni. Non ho voglia di aggiungere rumore al rumore, di ripetere il già detto e di copiare il già copiato. E mi sovviene quel pensiero: “Quando trovo in questo mio silenzio una parola, scavata è nella mia vita come un abisso“.

Tralascerei l’ameno dettaglio concernente il fatto che cercando la citazione corretta sono finita in un blog di poesia cliccatissimo dove questa frase è usata come incipit con la virgola dopo “scavata”, il che altera completamente il senso della frase e la ragion d’essere stessa del blog in questione. Sono alfine approdata poi, vagando nell’inutilità dell’etere, a questa poesia di Giuseppe Ungaretti. E ho sentito che questo era uno di quei post che meritavano di essere scritti.

E, giuro, ci ho riflettuto con cura, come se stessi scegliendo una menzogna.

1

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna
 
Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato
 
L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
 
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
(…)
 
3
 
Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo
 
Il mio supplizio
E’ quando
Non mi credo
In armonia
 
Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità
 
4
 
Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita
 
Questi sono
I miei fiumi
 
Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre
 
Questo è il Nilo
Che mi ha visto Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure
 
Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto
 
Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo
 

5

 
Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre
 

2

parole: Giuseppe Ungaretti, I fiumi, Cotici, 16 agosto 1916
foto (*): Stella Marega, Sleepless Nights II
(*) riserva naturale Isola della Cona, foci dell’Isonzo
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