La luce eterna della bellezza

Justaline Stella Marega

Toglie il fiato. La foto è incredibilmente perfetta, e verosimilmente irreale. La nave sembra sospesa in un non luogo, fuori dal tempo e dallo spazio, e il mare sembra cemento e il cielo fuoco. La linea sottile di nebbia trascina avanti la nave attraverso il nulla. Viene da chiedersi chi abbia realizzato un simile artificio, chi abbia dato luogo a quell’evento prodigioso, o semplicemente chi abbia inventato quel cielo e quel mare negli spazi della sua fantasia. Eppure la nave esiste, e marcisce al largo delle coste del Peloponneso. Centinaia o forse migliaia di marinai e di pescatori e di turisti e di trafficanti avranno guardato quel relitto con circospezione, in giornate di sole o di tempesta, in ogni stagione e a qualsiasi ora. E a tutte queste centinaia o forse migliaia di persone il vascello fatiscente sarà sembrato solo un ammasso di ferro arruginito, un pericolo o un ostacolo o semplicemente uno scempio. O forse avranno guardato la nave e si saranno semplicemente chiesti perché sta li. Alcuni avranno pensato di fotografarla. Forse esistono tante foto di quella nave sotto il sole o sotto la tempesta, in ogni stagione e a qualsiasi ora. E tutte quelle foto mostreranno semplicemente una nave arruginita.

Qualcuno forse avrà cercato di fare una bella foto, ed avrà aspettato per giorni ritornando all’ora del tramonto per vedere il cielo colorarsi di fuoco e il mare fermarsi fino a sembrare cemento. Ma i raggi del sole non avranno incendiato le nubi, e la nebbia non si sarà alzata dalle acque per sospingere il vascello nel nulla. E allora avranno scattato una foto qualsiasi, una foto che nessuno avrà guardato, se non sotto qualche articolo di cronaca locale dove ci si chiederà perché quella nave sta lì.

Guardando questa foto invece viene da pensare al miracolo che si è rivelato in quel solo momento per quel solo uomo che si trovava lì di fronte. La luce ha illuminato la scena rendendola magica per un istante. Uno scatto l’ha resa eterna e immortale. Quale immensa fortuna per quell’uomo trovarsi, lui solo, in quel preciso luogo tra tutti i luoghi del mondo, in quel preciso istante fra tutti gli istanti della storia. E’ un evento tale da poter essere considerato un miracolo. Il cielo deve essersi aperto e Dio o chi per Lui deve aver mandato quella luce.

Una cosa simile deve accadere quando ha luogo un prodigio ancora più grande e assoluto. Un uomo deve trovarsi in un certo momento in un certo luogo, dove altre innumerevoli persone si saranno trovate qualche istante prima o dopo, e il cielo deve aprirsi e Dio o chi per Lui deve mandare quel raggio di luce sulla terra, per illuminare il volto di una qualche creatura ignara di tutto. E colui al quale il miracolo è destinato vedrà quella creatura illuminata dalla luce eterna della bellezza.

L’amore è il poter vedere quella luce.

Non so in realtà se poi è Dio o il Caso o il Destino a guidare quel faro dal cielo, quel raggio di luce che sempre farà sembrare quella creatura perfetta incorruttibile e immortale agli occhi di chi la ama. Tutti gli altri vedranno solo un comune mortale, che invecchia e si consuma, come la nave della Grecia.

Ho letto e copiato decine di volte le parole di Ettore Sottsass:

“La bellezza illumina di una strana luce bianca, tagliente, metafisica, il paesaggio sfocato della vita quotidiana. La bellezza quando appare, apre un’alta finestra dalla quale da molto, molto lontano si può vedere l’esistenza libera dal tempo e dallo spazio, con i contorni incisi nella luce immobile, acida, di una specie di ambigua verità, nella luce silenziosa dell’inspiegabile – quella luce che alla fine accelera il pensiero, quella luce purissima che sola ci consente di vivere, di vivere ancora, di sopportare la vita.”

Ma fino ad ora non le avevo mai realmente comprese.

Quanto avevi ragione, Maestro. Se qualcosa ci salverà, sarà la luce eterna della bellezza.

(scritto il 23 febbraio 2011; photo by http://justeline.deviantart.com/)

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