La mia Africa

Quando gli dei vogliono punirti, è allora che realizzano i tuoi desideri.”

Molti anni fa, mi ritrovai a seguire una puntata di una nota trasmissione televisiva in cui la Raffa nazionale elargiva sogni a grandi e piccini per la gioia loro, e per la magra consolazione del pubblico a casa. Una bambina (l’ho invidiata per anni) grazie alla trasmissione aveva realizzato il suo desiderio: due settimane in Sudafrica con il padre. Città del Capo, un lungo safari, il ricovero per i cuccioli (ricordo ancora il musetto tenero del piccolo rinoceronte), la notte nel villaggio Zulu, tra fuochi e danze tribali. Finito il sogno, la telefonata da casa. Una signora della Sardegna chiama per vincere un sogno preconfezionato. “Lei ha vinto…. Che sorpresa!! Il viaggio in Sudafrica!!!” Dall’altra parte silenzio. “Signora? E’ felice?” “…” “Troppa emozione?” “Io veramente… non volevo questo viaggio…” La Carrà un pò stizzita: “Ma signora è un viaggio meraviglioso!!! E poi se lei non vuole andare lo può regalare ai suoi figli!!” “…” “Signora, insomma, ma è una cosa che non le ricapiterà più! Un’occasione irripetibile! Non capisce… ma signora, lei dov’è che vorrebbe andare?”

Io veramente vorrei andare a Venezia.”

Carramba_che_sorpresa

Non è che io non sia pignola, accurata e perspicace. Diciamo che sono solo un pò distratta. O meglio, selettivamente distratta. Non mi interesso mai troppo in profondità ad alcune cose. Questo mi ha sempre causato un pò di contrattempi. Uno degli esempi più eclatanti mi è capitato da adolescente: dopo molte settimane dal momento in cui ci eravamo traferiti nella nuova casa, sono rimasta sorpresa nello scoprire che c’era una stanza denominata “centrale termica”. Non è che ci eravamo trasferiti in un castello, evidentemente c’erano delle altre stanze più interessanti che avevano catturato tutto il limite possibile della mia attenzione. Anche all’università questa mia distrazione mi ha portato spesso ad essere un pò un outsider. Per farla breve, in questo caso il problema deriva dal fatto che per 2 anni, durante e dopo la fine del dottorato, ero coperta dal rimborso PRIN, ma non l’ho praticamente mai utilizzato perchè non ho mai saputo che si potessero fare delle conferenze in giro per il mondo. Poi ad un certo punto ho saputo di questa opportunità, ma il come fare, per me è sempre rimasto un mistero. “Vai, li contatti, scrivi una presentazione, un call for paper“. CALL-FOR-PAPER. Chissà che cos’è. Una sorta di formula magica, un’arcano.
Insomma quest’anno mi sono detta: ragazzi, io ho un età, ho delle capacità, ho pure delle conoscenze scientifiche, e poi ho bisogno di un lavoro serio… insomma, adesso per un pò basta col cosplay, voglio provare uno di questi call for paper.
Cerchiamo su google… cosa cerco? “Call for paper“… “Apocalisse“. E’ la mia materia. Io studio, per chi non lo sapesse, filosofia politica. Mi occupo, tra le altre cose, di rapporti tra religione e politica, secolarizzazione, filosofie della storia etc. L’Apocalisse è la mia specialità.
Insomma google + call for paper + Apocalisse, ed ecco cosa esce:

Durban

La meta dei miei sogni. Oceano, palme, grattacieli.
Sud Africa, signori. Durban, il paradiso dei surfisti.

L’università del KwaZulu-Natal organizza una conferenza sull’Apocalisse. In Italiano. La mia vita ha finalmente un senso. Ho spedito il famigerato paper in una settimana. Lo so, è tantissimo per 200 parole. Ma era il primo. Dovevo aggiungere il mio curriculum scientifico. Doveva essere perfetto. L’ho riletto decine di volte. Dovevo farcela a tutti i costi. Nel frattempo le foto di Durban mi attraevano sempre più.
Quasi per scaramanzia, rispondo anche ad un altro call for paper, nel Regno Unito.

Un bel mattino, controllando le mail durante la tardiva colazione, sobbalzo: la mia proposta di intervento in Sud Africa è stata accettata. Suggeriscono di prendere l’aereo con coincidenza per Dubai.
Respiro.
Non avevo calcolato di passare pure a Dubai.

L’entusiamo ha un freno immediato. Svanisce quell’atavica distrazione selettiva.
C’è un dettaglio che avevo sottovalutato.

Mi pagheranno? Mi rimborseranno? Qualcuno mi aiuterà? Ma si, dai, cosa invitano la gente per il mondo se poi non ti rimborsano. Dopo brevi ricerche e qualche telefonata, il verdetto. Nessuno ti paga per le tue risposte ai call for papers. E’ la tua università che deve coprire le spese. Ah, si giusto. Ma una volta mi avevano detto che c’era la possibilità… La mia docente strabuzza gli occhi. Il Prin è scaduto da un anno ormai!  Ah, sì. Ma sai che io sono un pò distratta…

Insomma vabbè dai. Prendiamola come una vacanza. Una bella vacanza in Sudafrica. C’è da pagare ma chi se ne frega. Farò un safari, vedrò gli elefanti, i leoni. Andrò anche a Città del Capo, vedrò le balene, che migrano proprio a settembre. E a Johannesburg. E soprattutto, terrò la conferenza internazionale, il prestigio, le nuove conoscenze, i contatti per il futuro… e poi vedi mai che mi trovo bene tra le palme e i grattacieli. Mica c’è solo Miami, eh!

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Controllo un pò più approfonditamente. Ah, il sito della farnesina. Lì ti danno tutte le informazioni sul clima, i vaccini, etc. Organizziamoci per bene.  “La criminalità comune in Sud Africa è diffusa soprattutto nelle grandi città (in particolare Johannesburg, Pretoria e Durban).”
Vabbè la criminaltà comune è diffusa ovunque. Andiamo avanti.
No, aspetta, forse non ho letto bene.
Si. Ho letto bene:  “Non sono infrequenti casi di violenza a danno di turisti (furti, aggressioni, stupri, rapine, omicidi, etc.)”  A parte l’amenità dell’espressione: “omicidi ETC.” che cosa mi stanno dicendo?

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La distrazione selettiva è svanita del tutto. Inizio a leggere blog, a guardare video, a mettermi in contatto con gente del luogo, a scaricare tutte le immagini possibili, a guardare meglio quelle foto e quelle strade, mappe, articoli di cronaca.
Mi annoio leggendo su facebook i commenti di tutti quelli che: “Basta stare attenti, io sono stato anche a Los Angeles.” (Applausi per l’amico attento che è stato a Los Angeles. Facciamo pure una standing ovation anche per l’amico leghista che “E’ come andare a Napoli“.) Poi tutti hanno fatto il safari, si sono divertiti da matti, viaggio di nozze indimenticabile, etc. etc. Beh, certo, chi torna poi si è sempre divertito. L’unico che mi ha fatto un pò sorridere è stato quello che mi ha detto: “Scusa ma tu non eri andata a fare i provini per Donnavventura?

Insomma. La farnesina esagera sempre si sa. Ma questo è quello che che si trova in giro su internet: la grata con lucchetto che divide la zona giorno dalla zona notte, la polizia con i fucili a pompa, il filo spinato sopra le recinzioni, i cartelli “risposta armata” davanti ad ogni porta, il coprifuoco notturno, la gente tirata giù dalle auto al semaforo, i taxi sventrati a colpi di mitra, la piaga della violenza sessuale. L’Aids.

Ho riguardato bene le foto di quelle strade di Durban. La spiaggia d’estate è affollata, certo. Ma alcune foto hanno un che di sinistro. Non ci sono tavolini fuori dai bar. Non ci sono proprio i bar. Non ci sono persone a spasso col cane. Non ci sono bambini in bicicletta. Non ci sono ragazzine che passeggiano sul lungomare parlando al cellulare.
Non c’è niente.

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Se raccontassi tutto quello che ho letto in questi mesi non basterebbe un libro. Mi imbatto in un editoriale del direttore della Gazzetta del Sudafrica che fa raggelare il sangue nelle vene. In un semplice scambio di opinioni su un blog, che si trasforma a tratti in un racconto da film dell’orrore. Ma il peggio del peggio è stato un video (forse discutibile e politicizzato ma senza dubbio d’effetto) su youtube (guardalo)

Mi sono chiesta il perchè di tutto questo. Perchè nel paradiso terrestre, sull’oceano indiano, in una zona climaticamente e geograficamente meravigliosa, perchè la gente non può vivere in pace ed in armonia? Beh, se lo era già chiesto Mandela, e per un pò di tempo era riuscito anche a dare una risposta. Se nei primi anni ’90 sembrava ci fosse un luminoso futuro per la nazione arcobaleno, se il sito ufficiale di Durban promette che nel 2030 la loro sarà la città più moderna e sicura di tutta l’Africa, se pure Putin è stato Durban per il summit dei BRICS (con l’auto blindata, però), al momento attuale le forti differenze sociali, la disoccupazione, una gestione politica controversa, hanno creato delle situazioni di forte tensione. Il sogno di Mandela si era realizzato. Ma ora serve un nuovo sogno per il Sudafrica.

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Ho conosciuto una cara persona nel frattempo. Vive a Durban ma sogna di venire in Europa. Lui mi ha detto: “Nel mondo ovunque ti derubano, ma qui ti accoltellano. Tu sei fortunata a vivere in un paese dove sei libera.”
Quanto ci ho riflettuto su questa frase. Il nostro dormire con le finestre aperte, il nostro lasciare le chiavi sul cruscotto, la nostra passeggiata in centro d’estate, il nostro jogging sulla spiaggia d’inverno. Grazie Ryan, perchè mi hai ricordato che cosa significa essere liberi.

Nel frattempo è successa una cosa terribile. Atroce. Una persona magnifica e magnetica, che ha avuto un forte impatto sulle vite di coloro che l’hanno conosciuta anche solo per pochi minuti, come era successo a me, è venuta a mancare all’improvviso, a causa di un fatale incidente di cui è rimasta vittima. Stava attraversando la strada. Dopo la sua morte, che mi ha profondamente toccato e turbato, scopro che questa ragazza avava trascorso 6 mesi nelle foreste della Bolivia per uno studio antropologico. Tutti erano preoccupati per lei mentre era nelle foreste dell’Amazzonia. Un posto sicuramente poco raccomandato dal sito della farnesina.

Non è dato conoscere il giorno e l’ora.”

La segreteria del centro di italianistica dell’Università di Durban è stata di una cortesia e di una gentilezza inenarrabili. Si sono prodigati in ogni modo per rassicurarmi in merito ai trasporti e all’ospitalità. Vorrei tanto conoscere Federica, la persona con cui sono stata in contatto per tutti questi mesi. Nella prima mail mi aveva scritto “Diamoci del tu. Qui in Sud Africa non siamo molto formali“. Dal primo momento ho pensato che volevo incontrarla e ringraziarla di persona.

Io ho deciso. Non avrei mai detto di no. Sarei andata comunque. Se avessi rinunciato non avrei avuto più il coraggio di guardarmi allo specchio. Era il mio destino ed io lo avrei affrontato con coraggio.

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750 euro di aereo. (oltre 40 ore di volo tra andata, ritorno e scali). I costi di trasporto da e per l’aereoporto. Almeno 4 notti in un albergo tra quelli consigliati. 100 euro a notte. Certo, con la piscina. Diciamo in tutto quasi 1500 euro. Ah, e poi c’era la sosta a Dubai… Non ce l’avrei mai fatta. Dalla mia università non c’era verso di cavare un centesimo.

La rinuncia.

A malincuore vi comunico che… Pensavo fosse la mia ultima mail.

Un giorno però ci andremo, in Sud Africa, dai“. “Certo” mi risponde chi mi conosce bene.

Tutti possono andare in Sud Africa. Ma tenere una conferenza in Sudafrica… questo lo possono fare in pochi, e forse non ti ricapiterà più…

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Mi hanno ricontattato un paio di giorni fa dall’Università di KwaZulu-Natal. Tutto è risolto. Parteciperò in videoconferenza via skype. Il centro curerà anche l’edizione della rivista dove verranno pubblicati tutti i contributi. Sento come che in qualche modo che le cose si sono rimesse a posto. Non andrò in Sudafrica. Non per ora. Ma terrò la mia conferenza in Sud Africa. Questo era il mio destino. Questa era quella cosa che non mi ricapiterà più.

Nel frattempo è stato accettato anche il mio paper inviato nel Regno Unito. L’11 settembre sarò all’Università di Chester, a tenere un’altra relazione sull’Apocalisse. Mentre dunque sono nel bel mezzo dei preparatvi per l’imminente partenza verso il Regno Unito, mi prendo qualche minuto di pausa, rileggendo il mio intervento per la conferenza di Durban:

Fin dall’antichità i miti relativi alla fine dei tempi hanno accompagnato l’uomo, ispirando la sua concezione della storia, mitigando il suo timore della morte, supportando la sua costante volontà – e la sua insopprimibile necessità – di dare una direzione alla propria esistenza ed un senso alla sua fine…”

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***
nota
Le immagini di questo articolo non sono di mia proprietà.
 Le ho raccolte nel web (in particolare su instagram e flickr) e ri-pubblicate nella mia selezione di oltre 200 fra le più belle immagini di Durban presenti in rete su: http://pinterest.com/stellassj/durban/

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6 comments

    • Anch’io ho pensato alle foto… Ma dato che lì consigliano di evitare macchine fotografiche e cellulari, ne avrei fatte ben poche.
      Qui ho postato (volutamente) solo immagini amene e colorate. Se avrai occasione di guardare il video che ho linkato ti accorgerai che l’atmosfera cambia radicalmente…

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    • Ti ringrazio tantissimo per l’augurio… (che Dio ti ascolti!!!) più che il lustro mi basterebbe un assegno di ricerca per poter dedicarmi allo studio almeno per un anno nella mia vita senza dover fare 1000 lavori per campare…
      E sarebbe già un bel Paradiso 🙂

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      • Eppure sapessi che dolce ricordo sono più in là con gli anni quando, “sistemati” da tanto, quei mille lavori con cui ci arrabbattavamo per vivere, diventano il sinonimo della giovinezza (nel momento stesso in cui uno si ritrova a rimpiangerla).

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