All the roads we have to walk

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Ignorando spudoratamente i suggerimenti per ottimizzare il posizionamento di questo blog sui motori di ricerca, cosa che peraltro faccio sempre, ho voluto intitolare questo post con le parole di una delle mie canzoni preferite, Wonderwalls degli Oasis. Inizialmente in realtà il titolo voleva essere “Let it be”, anche perchè il post doveva partire con una citazione di John Lennon:

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

Questa è una grande verità, ed anche un blog è qualcosa che dovrebbe succedere mentre sei impegnato a fare altri programmi. In questi mesi di “altri programmi” ne ho avuti parecchi. Ma, nell’attesa che i programmi si andassero concretizzando, la vita è andata avanti, mentre questo blog – al contrario – è rimasto un po’ in aspettativa.

Allora vorrei tentare oggi, con questo post, di rimettere tutto in pari. Non parlerò dei programmi, perchè quello sarà un nuovo primo capitolo. Parlerò della vita che è successa del mentre. Una bella e importante fetta di vita.

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Già a settembre (l’avevo solo anticipato nel post La mia Africa ) sono stata all’Università di Chester in occasione di una conferenza internazionale. Un’esperienza interessante da tutti i punti di vista, in primis dal punto di vista accademico e formativo. In particolare la presentazione di alcuni giovani e brillantissimi colleghi, studiosi delle migliori università del Regno Unito, mi ha aperto un mondo rispetto alle potenzialità comunicative di un intervento di 20 minuti. Casi di studio, concretezza, collegamenti, supporti multimediali, ma soprattutto una preliminare e assoluta attualizzazione dei contenuti trattati. La “mia” filosofia politica ha certo affascinato ed interessato, ma la domanda alla fine del mio intervento è stata: “e adesso?” In tutti i mesi successivi mi sono adoperata per ri-orientare i miei argomenti verso una prospettiva di studio più fruttuosa per gli standard internazionali, che potesse smettere di guardare al passato e che iniziasse a dare risposte per il futuro. I risultati assolutamente positivi li ho raccolti dopo breve tempo, chiaramente fuori dall’Italia, ma di questo parleremo in un’altra occasione.

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A febbraio sono stata ricontattata per una nuova conferenza e così, in barba a quei famosi “altri programmi”, ho deciso di tornare a Chester ad aprile, armata delle più buone intenzioni ma pur sempre con margini di miglioramento ancora effettivamente scarsi. Il mio inglese non è eccellente, il mio intervento è stato azzeccato ma ancora troppo teorico, ho fatto del mio meglio, ho speso i miei ultimi risparmi per pagarmi il viaggio, è stata di nuovo un’esperienza costruttiva ed importante… “e adesso?”…

There will be an answer, let it be…

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Quasi nessuno tra i miei contatti, conosce od è mai stato a Chester. Si tratta di una delle città più incantevoli d’Europa. In molti, dopo aver visto le foto, mi hanno chiesto informazioni pratiche per il viaggio, pertanto credo che Chester si meriti tutto un post dedicato, e mi impegno a realizzarlo nel prossimo futuro. L’unica piccola anticipazione che voglio dare è che Chester è popolata dai fantasmi. Si, ok, tutte le città inglesi sono popolate dai fantasmi. Ma Chester vanta il titolo di “most haunted city of Britain“, vorrà pur dire qualcosa. Io non ve l’avevo detto, ma oltre ai provini per Donnavventura (e oltre ai famosi “altri programmi”) quest’inverno ho tentato anche di realizzare un servizio – provino per Mistero. Non l’ho mai inviato e non sono diventata ufficialmente una cacciatrice di fantasmi (il mio tentato provino era su un caso di avvistamento alieno) ma prometto che un giorno vi racconterò nel dettaglio dei fantasmi di Chester. Per ora mi limito ad alcune foto dei suoi famosi Rows (i terrazzi camminabili pieni di negozi che percorrono tutto il centro storico della città), della sua cattedrale e della sua atmosfera fiabesca che rende questa città simile al set di un film vittoriano:

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Oltre a Chester in questi due viaggi ho visitato altre tre fantastiche città. A settembre è sta la volta di Liverpool, la città marinara patria dei Beatles, con le sue architetture imponenti, la sua vita frenetica e l’aria un pò maliconica che si respira guardando i gabbiani volare sopra l’Albert Dock:

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Ad aprile, per rendere il tragitto più confortevole e spezzare le 7 ore di corriera che separano l’aereoporto di Stansted da Chester, ho optato per una tappa a Birmigham. La seconda città più grande dell’Inghilterra, che si è rivelata una tranquillissima cittadina a misura d’uomo con una splendida biblioteca cittadina (il cui ultimo piano sembra un attico di Dubai) ed una delle più sorprendenti architetture dei nostri tempi, che altro non è che il centro commerciale cittadino, il Bullring: bullring2logo

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L’ultima tappa è stata invece Manchester, la città che più è mi rimasta nel cuore. A primo impatto non è certo la città più bella del mondo, architettonicamente caotica e così poco aggraziata. Dopo sole 24 ore era già la nuova meta dei miei sogni, grazie alla vita brulicante di market Street, la musica che echeggia nell’aria ovunque, i quartieri alternativi del Northern, l’atmosfera pittoresca del Gay Village e di China Town, le caratteristiche costruzioni di mattoni rossi del Dock e le architetture futuristiche del Quaye:

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A questo punto devo fare una confessione. A me i Beatles non sono mai piaciuti più di tanto. Mentre archivio definitivamente le foto ed i souvenirs, mi rivedo riflessa nel finestrino del bus National Express, un po’ disorientata da quei viaggi in contromano, a guardare la campagna inglese scorrere veloce davanti ai miei occhi come il tempo. Mi rivedo mentre distrutta dalla stanchezza pensavo a quegli “altri programmi”, mentre cantavo nella mia testa quelle parole scritte a caratteri cubitali sulla parete dell’Hard Rock di Manchester  “…and all the roads we have to walk are winding… and all the lights that lead us there are blinding…”

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Purtroppo non ho ancora scaricato sul nuovo computer tutte le foto quindi prendete per buone queste anche se sono solamente indicative… prendete per buono anche il fatto che questo post viene pubblicato in un giorno speciale… il giorno dei famosi altri programmi

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2 commenti

    • I temi sono tanti in effetti, questo post con il pretesto della vita che succede nasconde in realta’ anche i miei dubbi sui criteri con cui “il poco” viene pubblicato qui e “il tanto” ne rimane fuori…
      Ma alla fin fine pazienza… il giudizio sulle foto e’ quello a cui tengo di piu’ lo sai 😉

      Mi piace

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