Il senso di un blog

Your life is your message to the world, make sure it's inspiring...

Esistono fondamentalmente due tipi di blog e di blogger(s): quelli che scrivono per lavoro (o perché ci guadagnano qualcosa) e quelli che lo fanno gratis. La prima categoria in genere segue delle regole ben precise, in termini di linguaggio, di tempistiche e di contenuti. Ma dato che nessun blogger professionista leggerà questo mio post, passerei direttamente alla seconda categoria. Non voglio dire che chi scrive come passatempo senza un preciso obiettivo economico non sia altrettanto puntuale, coerente o ricco di contenuti. Anzi, la mia esperienza personale (blog che frequento) suggerisce spesso una tendenza opposta. La completa libertà editoriale (anche quella di pubblicare ogni giorno e pubblicare post di grande qualità) non è affatto una discriminante. La differenza, abbastanza scontata, è invece proprio nell’obiettivo.

Fino a dieci, ma anche cinque anni fa, era abbastanza utopica – per non dire fantascientifica – l’idea di guadagnare con un blog, figuriamoci poi con i video su youtube. Insomma, la prospettiva di fare il life-coach, il motivatore, l’alternative model, il fashion blogger, o più prosaicamente il tizio che si sveglia alla  mattina e spiega davanti alla telecamera come si pettina, si trucca, e si veste per andare a fare shopping da H&M non era assolutamente presa in considerazione.

No. A noi avevano detto che per costruirci un futuro avremmo dovuto studiare parecchio, andare all’università, fare i sacrifici, accettare qualche compromesso e qualche lavoretto estivo tutt’altro che entusiasmante. L’alternativa erano le famose 8 ore al giorno in fabbrica a 16 anni. Abbiamo scelto (e il dubbio di aver scelto l’opzione sbagliata ci accompagnerà a vita), abbiamo fatto i sacrifici, abbiamo accettato i compromessi. Beh, qualcuno. Poi non ne abbiamo più accettati altri e la nostra carriera si è magicamente fermata lì. Allora abbiamo iniziato a scrivere un blog per passatempo, per raccontare quello che siamo e quello che ci da la forza di andare avanti, anche se quello che siamo non coincide proprio perfettamente con quello che avremmo voluto essere.

Nessuno di noi, a quanto pare, gira il mondo fotografando spiagge tropicali e grattacieli, nessuno di noi viene pagato per spiegare agli altri come dovrebbero fare per essere dei vincenti. Noi non siamo un modello per i giovani, noi siamo delle persone anonime (e anche un po’ sfigate, diciamolo) che scrivono di vecchi film, di vecchie canzoni, di vecchi ricordi. Persone che scrivono di periferie silenziose, di litorali brulli, di città disabitate. Persone che scrivono di libri che leggono in pochi, che scrivono libri che leggono in pochi e scrivono poesie che non legge quasi nessuno. Persone che scrivono di momenti normali, in giorni normali, in vite normali, in cui si ridipinge una stanza, si cucina un nuovo piatto, si fa un esperimento in giardino, si mandano i figli a scuola.

…che senso ha il nostro blog?

In questi giorni, seppur dovrei fare tutt’altro, sto cercando un senso in questa mia avventura nella rete. Non parlo solo di questo blog zoppicante che non vede uscire un post da mesi, parlo della presenza sui vari social network. Parlo del mondo in cui tutti questi strumenti che ci sono offerti, (questi stessi strumenti che hanno permesso a qualcuno, qualcuno non particolarmente ricco, non particolarmente bello, non particolarmente brillante) di venire pagato per girare il mondo a fotografare spiagge tropicali e grattacieli. Mentre io – noi… ci sarà qualcuno con me? fatemi sentire meno sola in questo destino – mentre noi, dicevo, noi che abbiamo studiato, noi che abbiamo lavorato 8 ore al giorno, noi che abbiamo fatto i lavoretti estivi tutt’altro che entusiasmanti e i scarifici, noi non siamo in grado di trovare la chiave di volta per rendere affascinante e remunerativa la nostra esistenza. C’è qualcosa che non quadra.

Ho da poco aggiornato il mio profilo su about.me (ci dovrebbe essere un anteprima da qualche parte nella colonna a sinistra). In soli tre giorni ho avuto centinaia di visite e un paio di mail entusiaste per il mio “interessantissimo” lavoro di ricercatrice (e per la mia biografia così motivational e inspirational). Lavoro di ricercatrice, va detto, economicamente quasi nullo nel caro vecchio mondo reale, quello del “studia o vai lavorare”, prima di internet e prima dei blog. Non so se da questo, da tutto quello che ho scritto finora, dovrei trarre delle conclusioni. Aiutatemi a capire.

Tempo fa seguivo il blog di una ragazza piuttosto in gamba. Due lauree, vari corsi di formazione, lingue, diverse competenze e attitudini. Un bello stile e una bella grafica. Il blog parlava ironicamente della sua frustrazione lavorativa. Era impiegata nel settore del commercio, in sostanza faceva la commessa a tempo pieno. Dopo un po’ quel tipo di prospettiva che all’inizio mi divertiva e in cui mi ero trovata a mio agio mi ha stancato, in un certo senso un po’ deluso. Avrei voluto scriverle: vai all’estero, prenditi la vita in mano, sei giovane, cosa perdi tempo a bullarti della tua frustrazione su un blog. Da quale pulpito. Per fortuna mi sono trattenuta. Però io non voglio che la frustrazione, seppur presa ironicamente, sia il senso di un blog, non voglio che sia il senso di una vita.

Io sono una persona malinconica, solitaria, riflessiva, sono quella che ai festini di compleanno si portava un libro per quando gli altri si sarebbero tutti ubriacati ed essendo astemia si sarebbe annoiata troppo. Sono poco fashion, poco trendy, poco motivational. Il fatto che 400 persone seguano il mio profilo di facebook (peraltro inutilizzato da mesi) solo perchè all’epoca mi pettinavo come il chitarrista di un gruppo rock giapponese è abbastanza irrilevante in questo momento. Insomma, io non voglio essere l’emblema della frustrazione, non voglio che il mio blog lo sia.

…quindi? Qual’è il senso di un blog?

Dovrei iniziare a scrivere interessantissimi post e a fare interessantissimi video sulla mia interessantissima vita di ricercatrice (che ovviamente ricerca cose interessantissime)? O dovrei continuare a parlare di cose anonime da persona anonima su questo blog anonimo (si, bello, per carità, ma nei limiti) come se questo blog non servisse a nulla? O dovrei perlomeno iniziare a scrivere qualcosa – in inglese, altrimenti a che serve – di attinente con i miei studi e le mie ambizioni lavorative tipo intellettuale/reporter/giornalista/persona socialmente impegnata nel mondo? Non ho ancora una risposta, e ci sto pensando seriamente. Dico solo che oggi ho trovato una borsa di studio per un importante centro di ricerca statunitense sul tema religione-società-scienza-comunicazione, insomma vagamente quello di cui mi occupo io. Bene, in allegato non bisogna mandare il curriculum. Ma un messaggio motivazionale e il link del proprio profilo di twitter.

Il mondo sta cambiando. Non dico che dobbiamo cambiare anche noi. No. Dico che forse dobbiamo cambiare il modo in cui lo guardiamo. Forse basterebbe cambiare il nostro blog. Forse basterebbe capire qual’è il senso.

Advertisements

15 comments

  1. Probabilmente, come canta Vasco Rossi (con un testo peraltro alquanto insulso), tutto questo un senso non ce l’ha.
    Quando iniziai io con il blog, su Splinder una decina d’anni or sono, i più scrivevano per “rimorchiare”; che ora lo facciano, invece, per una sorta di “notorietà” poco cambia.
    Certo, apprezzo chi sappia trarre un guadagno da questo mondo, ma resto tuttora convinto che la vita “vera” sia fuori dai blog e dai social (mai avuto un profilo FB né Twitter, e pure LinkedIn lo trovo abbastanza inutile nonostante gli oltre 500 contatti considerando che non ha generato alcun business particolare).
    E certo anche che questo “mondo” è più “veloce”, consente una maggiore facilità di entrare in contatto con persone che altrimenti non avresti mai incontrato; e questo è positivo, le opportunità intendo. Ma altrettanto in fretta brucia tutto e lo dimentica.

    Mi piace

  2. la maggior parte degli utenti un blog lo scrive e lo tiene per tenere occupata e lavorativa la mente, credo.
    Altri ci condividono le passioni che hanno o le proprie esperienze di vita
    Altri ancora parlano del loro lavoro o di quello che vorrebbero farlo diventare tale.
    Nel mio caso lo uso per far conoscere le mie attività di fotografo freelance ed editorialista di wrestling e non solo, aggiungendo anche cose personali mie.

    Probabilmente hai bisogno di ritrovare una traccia da seguire e su cui indirizzare, oltre alla tua vita, anche questo blog.
    Sceglila con calma e poi intraprendi questo nuovo viaggio

    Mi piace

    • Non so come uscire dall’imbarazzo che mi crea il fatto di rispondere ad un commento dopo ben un mese. Forse uno “scusami tanto” dovrebbe bastare >.<
      Ricordo comunque di aver letto le tue parole il mese scorso mentre ero a Budapest, presa da troppi "questo lo farò più tardi" e di aver pensato che avevi proprio centrato il problema. Il punto non è infatti il blog, il punto è l'atavica domanda "chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando".
      Io ormai con le crisi di identità ho imparato a conviverci, e a rassegnarmi al fatto che rimarranno irrisolte finchè il mio lavoro, ossia quello di ricercatrice, anzichè essere una fonte di guadagno sarà solo un dispendioso hobby, mentre i miei hobby, anzichè essere una piacevole parentesi, saranno un ulteriore passo sulla strada del "ma chi me l'ha fatto fare".
      Grazie mille per il tuo gaditissimo consiglio comunque, non l'avevo ignorato ma anzi ci stavo riflettendo da un po'!

      Liked by 1 persona

  3. Non sei la sola a chiederti quale sia il senso di un blog, e come risalta dalle tue riflessioni, deduco che ogni blog risponda a certe esigenze di quel certo individuo. Esigenze che variano anche per lo stesso individuo da momento a momento. E sono da mettere in conto anche momenti di stanchezza. Per la nota teoria dei corsi e ricorsi. Grandi entusiasmi (all’inizio) e seguenti grandi cadute.
    Io penso che nel tuo caso il blog da solo non risolva niente se considerato in relazione al tuo lavoro. Ma sia arma tattica utile di supporto o completamento a una strategia complessiva di porti al settore. Un settore un tempo florido, qui in Italia, era quello della pubblicità e pubbliche relazioni, se mi riferisco al tuo tipo di formazione. Una grossa azienda o agenzia di PR o di comunicazione. Ma nelle aziende della taglia idonea a te, mi sa che ora si entra solo per giri mafioso-politici. E le grandi agenzia di PR o pubblicità, qui in Italia non sono di dimensione adeguata.
    Il problema è la materia che tratti. Quindi già di partenza.
    Comunque, pur sapendo che non è il mio un contributo di valore, lasciamelo dire: sei vispa, hai un bel cervello che sai anche impiegare, hai i numeri giusti per continuare ad agitarti e come l’acqua, trovare prima o poi la fessura in cui irrompere.

    PS: quei caratteri dei post così piccoli…. lo sai che adesso a forza di PC e smart tutti abbiamo la vista menomata? Aiutaci almeno a leggere con caratteri più grandi. Scrivi cose non gratuite che lo meritano.
    Altro punto: il blog è bello, “moderno” come si usa dire, ma l’icona circoscritta dal cerchietto su in alto in copertina (avatar), quell’occhiata da stereotipo di donna fatale (questa è stata la mia prima rapida impressione)… per un attimo stavo per cassare e passare oltre, poi inoltrandomi nel blog ho scoperto tutt’altro.

    Mi piace

    • Caro Guido, ti ringrazio davvero per il tuo accurato commento e per i suggerimenti che vi hai incluso, lo apprezzo moltissimo!
      Inizio a risponderti dalla fine perché è la parte (apparentemente) più semplice.
      Per quanto riguarda la foto, capisco benissimo l’impressione di cui parli, ti dirò anzi che spesso mi è capitato di sentire la stessa considerazione da chi mi conosce personalmente “a prima vista sembravi una persona davvero antipatica/odiosa/una che se la tira”. Non credo di avere/dare l’immagine di “donna fatale” (direi proprio di no, anche se il termine da te usato è chiarissimo e adatto a spiegare l’effetto pur non essendo quello corretto), la mia immagine è più la mia onesta, assolutamente sincera e allo stesso tempo assolutamente artificiosa barriera verso il mondo. Ci sarebbe in effetti materiale per un intero post… Diciamo per ora (sbrigativamente, anche se hai sollevato un’interessante questione) che non mi fingo la persona solare, sorridente, semplice e “senza trucco” che non sono, quello sarebbe davvero uno stereotipo ed una dissimulazione 😉
      Per i caratteri li modificherò sicuramente, credevo piccoli fossero preferibili solo per questioni di spazio, perchè alcuni articoli sono lunghissimi e con i caratteri medi ci vuole un pò per sfogliarli fino in fondo. D’altronde la modifica era finalizzata anche ad una migliore visualizzazione sui cellulari, quindi il tuo consiglio è ben accetto, ancora grazie.
      Quanto infine all’utilità del blog a scopo lavorativo e finanziario, che dire. Il lavoro per cui ho studiato, quello di ricercatore, è legato in Italia a dinamiche che ben conosciamo e dalle quali sono sempre più disgustata. Proprio questa settimana (ma sono cose all’ordine del giorno) ho ricevuto pesanti accuse per essermi rifiutata di far pubblicare un articolo scientificamente indecente e palesemente plagiato, opera di un totale incompetente figlio di un noto politico locale, al suono di “tu non sai chi sono io.” Questo è il mondo della ricerca in Italia e solo dopo averlo conosciuto ho capito (troppo tardi) che ne voglio stare il più lontana possibile. Il mio obiettivo reale, quello di conoscere e di far conoscere, di imparare, di viaggiare, di crescere, dovrà trovare altre strade, quasi sicuramente lunghe e in salita. Se poi il mondo di internet avrà in serbo un sentiero, ancorché impervio, anche per me, non disdegnerò di percorrerlo, ammesso che sia, almeno questo, privo di compromessi. Resta sempre valido il motto di Educazione siberiana: “La fame va e viene. La dignità, una volta persa, non torna più.”

      Liked by 1 persona

  4. Credo che in un blog, riuscire a raccogliere tanti “Mi piace”, commenti, re-post sui blog altrui ecc. sia già un ottimo risultato e un punto di partenza per conoscere più persone possibile, “fiutarsi” a vicenda ed eventualmente iniziare a collaborare su progetti più ambiziosi che potrebbero realizzarsi .. In questi spazi virtuali contano le persone con cui ti confronti… Io tendo a invidiare (Io ammetto senza problemi) piuttosto chi è riuscito a trovare “compagni di avventura” con cui condividere fino in fondo un progetto partendo da un semplice blog, anziché i cosiddetti YouTubers con milioni di seguaci e qualche soldino in più.. Ovviamente è solo una mia opinione 😉

    Liked by 1 persona

    • Condivido quello che dici, anzi, grazie per il confronto, mi famolto piacere scambiare opinioni su questi temi.
      Per rispondere alla seconda parte… io in generale invidio quelli che vengono pagati per viaggiare, poi i followers ed i soldi in banca sono relativi 😉

      Mi piace

Lascia un segno del tuo passaggio!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...