Way Station

In questi giorni di “grandi manovre” qui sul blog (siamo quasi vicini al layout definitivo) imageshhho riflettuto parecchio anche sul suo nome. Non che avessi dubbi su “Way Station”, ma nell’ipotesi dell’acquisto (molto futuro) del dominio sarei costretta a fare un reindirizzamento di tutto il sito e l’operazione sarebbe complessa e (pure) non gratuita. Inoltre esiste già “waystation.com” e le altre estensioni disbonibili sarebbero (anche quelle) a pagamento. Vabbé il discorso è più complesso ma la domanda fondamentale da cui nasce questo post è: “Perché WAY STATION?” E’ proprio necessario e/o importante che il blog si chiami proprio così? Ai posteri l’ardua sentenza. Vi racconto nel frattempo perché tengo così tanto a questo nome.

Way Station è il titolo originale del romanzo scritto nel 1963 da Clifford D. Simak, tradotto in italiano come La casa dalle finestre nere. Il romanzo fu pubblicato originariamente a puntate con il titolo Here Gaters the Stars (Qui si raccolgono le stelle), Au-carrefour-des-etoilestitolo utilizzato anche per la prima edizione italiana.  Il protagonista è Enoch Wallace, un uomo che vive in una solitaria casa con le finestre nere in un remoto angolo del Wisconsin. Enoch Wallace svolge una vita frugale ed abitudinaria, e non ha grandi contatti umani. Nessuno sembra infatti preoccuparsi della sua esistenza, fino al momento in cui alcuni agenti scoprono un fatto del tutto singolare e piuttosto allarmante: Enoch Wallace è nato oltre cento anni prima. Eppure il suo aspetto è quello di un uomo giovane, nel pieno delle forze. L’indagine porterà, nel corso del racconto, alla scoperta del suo 190999segreto: la casa dalle finestre nere è in realtà una stazione di servizio per viaggiatori interstellari, installata dagli alieni per agevolare i lunghi viaggi ai confini della galassia. La Terra si trova infatti ai margini della Via Lattea, ed è un punto piuttosto insignificante nell’economia dei fitti rapporti tra i popoli dell’universo, fatta eccezione appunto per la stazione di transito, sua unica dotazione degna di nota. Vivendo metà della sua vita all’interno della stazione spaziale, dove ha il compito di annotare tutti i transiti su un quaderno, Enoch Wallace non solo non invecchia, ma ha la possibilità di conoscere la la-casa-dalle-finestre-neremultiforme varietà dei popoli che abitano la galassia e le misteriose leggi che regolano il suo funzionamento, accumulando enormi conoscenze. Tra gli umani, nessuno si cura di Enoch Wallace, e nessuno sa che lui è l’uomo nelle cui mani ricadranno le sorti dell’intero pianeta e la responsabilità sulla sopravvivenza dell’umanità stessa. Un romanzo meraviglioso, che cela a stento i grandi temi su cui si fonda: il pacifismo, la tolleranza, il rispetto per i diversi. La burbera figura di Enoch Wallace è unica ed indimenticabile, nella sua eccezionalità e nel suo essere al tempo stesso così umana, segnata da infinite domande, da infinite solitudini, e da infiniti segreti impossibili da svelare.

Questa non è una recensione perché non ho detto nulla dello sviluppo della trama, dell’autore e del contesto in cui il libro è stato scritto. Ma in effetti non voleva essere né una recensione né un suggerimento di lettura. Way Station è solo il libro della mia vita. E vorrei che il mio blog gli assomigliasse, come io un pò ho sentito di assomigliare al suo protagonista. Così, non avendo ancora trovato risposta all’interrogativo sollevato in uno dei post precedenti, ossia qual’è il senso di un blog, volevo almeno dare almeno risposta ad un interrogativo di più semplice soluzione, ossia qual’è il senso del suo titolo.

“Un uomo deve appartenere a qualcosa. La galassia è un posto troppo vasto perché un qualsiasi essere vivente vi possa restare nudo e solo.”

(Clifford D. Simak)

nota: La foto di copertina di questo post è Abandoned Farmhouse In a Golden Wheat Field di Jeff Edes.

Annunci

16 comments

  1. Carissima Way, dall’avatar di fatalona. 🙂
    Innanzitutto, scrivi da dio (D maiuscola a richiesta senza supplemento di tariffa).
    “Sento” che il tuo esprimerti nasce da talento naturale alla comunicazione. Sono molto sensibile ad apprezzare queste doti in una persona. Anche se per il nostro sopravvivere – ne sono ben conscio – esistono talenti più preziosi (esempio: idraulico, chirurgo ecc.)
    Ciò premesso, per esperienza personale, innamorarsi di un qualcosa è entusiasmante (la mia passione è Hemingway) però mi sono reso conto che può essere condizionante. È come se camminando, procedessimo con gli occhi incollati alla luna, sedotti dal suo faccione tondo. È inevitabile sbagliare strada, come minimo. Più probabile andare a sbattere contro il primo palo.
    Way Station, per te massimo evocatore, per chi non ne conosce l’origine e la non breve storia che lo giustifica – è oscuro, neutro, freddo, anonimo.
    Tu terrai Way Station, lo so già, salvo impedimenti legulei di forza maggiore, ma io ti amerò lo stesso come spero Lei voglia, Signora, altrettanto ami me.

    Liked by 1 persona

      • Speravo che nella modifica anziché indicare l’errata corrige, cancallassi proprio la frase, togliendomi così dall’imbarazzo! Haha, il tuo impeto poetico fa molto sorridere, credo fosse lo scopo prefisso! 🙂
        Premetto che ho seguito il tuo precedente consiglio di utilizzare i caratteri medi e non piccoli, e ho rimosso l’avatar dall’intestazione sostituendolo con il logo di un carinissimo alieno (tanto per restare in tema). Quindi ti ringrazio per le precedenti annotazioni, come vedi ne ho fatto tesoro.
        Quanto al nome del blog COME PUOI dire che è anonimo e oscuro… WAY significa “strada” e di significati ne ha davvero molti, STATION appunto “stazione” e anche qui si sono scritti dei libri e girati dei film… il dubbio è che o non parli l’inglese (e se così fosse non te ne farei un torto, ANZI, nemmeno io lo parlerei se non ne avessi bisogno per campare) oppure… ce l’hai proprio con me!!! XD

        Liked by 1 persona

        • Devi essere indulgente, devi sapere che vengo da un’esperienza di creativo in Pubblicità e chili di tabacco (sigarette, pipa e toscanelli pure) bruciati attorno a un tavolo a discutere per la scelta di un nome.
          Mi capisci ora? Sono certo che perdonerai uno con il cervello ormai fuso ed i polmoni neri 🙂

          Liked by 1 persona

          • Credimi, ti capisco perfettamente! Sentivo inoltre che avevo fatto bene ad ascoltare i tuoi precedenti consigli. Sul nome è vero che risulta molto “impersonale” ma ha anche molti pregi come il fatto di essere internazionale, conciso e facile da memorizzare. Quanto a “StellaSsj”, che compare ora nel dominio, è il mio nickname dall’epoca di myspace… credo che ormai sia ora di archiviarlo!
            ps. Ti ringrazio molto per i complimenti sul mio stile di scrittura… vedi che forse hanno ragione quelli che dicono che fare il classico fa la differenza… e pensare che io mi sono sempre pentita di non aver fatto l’istituto d’arte… >.<

            Liked by 1 persona

      • Con questo layout le foto di copertina dei post fungono solo da anteprime, le devi caricare a parte e possono essere le stesse inserite nel post… oppure no, a discrezione! In questo caso nel post ci sono foto diverse.
        L’anteprima è visualizzabile nella home sicuramente da computer e da tablet, da smartphone non l’ho capito perché ci sono troppe impostazioni e non so quali siano preferibili.
        ps. Odio il fatto che non si possano correggere i commenti sui blog altrui, una volta postati. Capita spesso di dimenticare delle lettere o di fare dei refusi, IL FASTIDIO quando capita a me!

        Mi piace

  2. Ciao Stella, infiniti problemi di tempo mi fanno passeggiare su wordpress solo dal tablet, quindi non vedo il layout ma solo i contenuti. Quindi partecipo alla discussione solo per dirti che ho preso nota del romanzo, lo metto in lista.

    Liked by 1 persona

    • Beh, i contenuti dovrebbero essere la cosa più importante… sarà vero? Mah!
      Il libro dovresti trovarlo facilmente, anche scaricabile da internet (gli oltre 16 euro proposti da Amazon per i cartonato ed. Urania mi sembrano un po’ tantini.) Grazie comunque per aver partecipato alla discussione! Sei sempre il benvenuto! 🙂

      Mi piace

  3. uno dei pregi di Way Station è che ti insegna come una persona solitaria non sia necessariamente sola. Ottimo nome per un blog, anche perchè descrive un luogo dove “razze” diverse, potrebbero incontrarsi segretamente dalle loro esistenze quotidiane.. ai margini della galassia telematica.

    Liked by 1 persona

    • Mi rende felice sapere che qualcuno conosce questo libro! Hai capito perfettamente cosa intendevo dire, grazie mille per il commento. Ora il problema è trovare un “indirizzo preciso” nei contenuti del blog, ma mi dà conforto pensare che almeno la filosofia che sta alla base è condivisa e/o condivisibile. 😉

      Liked by 1 persona

      • l’ho letto diverso tempo fa e ricordo come il soggetto scansionato dalla C.i.a. (mi pare) fosse complessivamente diverso dalla persona che in realtà era.. aveva una percezione molto fatalista dell’umanità, prossima a una guerra.. un ottimo spaccato della guerra fredda e in generale delle paranoie (inutili) umane.. e comunque casa sua era un porto franco 🙂

        prego, commento volentieri quando trovo elementi che particolari 🙂

        benvenuta 🙂

        Liked by 1 persona

Lascia un segno del tuo passaggio!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...