Fare la rivoluzione con Instagram. Anzi, senza.

Negli ultimi tempi Instagram è diventato il social network più ambito per tutti coloro che hanno un prodotto o un’attività da promuovere o che sono semplicemente in cerca di visibilità virtuale. Facebook mantiene ancora saldo il suo primato di utenti, ma diciamocelo… non è certo un social network “di tendenza” che possa essere collegato a qualcosa di appetibile. Chi usa facebook? I nostri vicini di casa, i colleghi, i parenti, gli ex compagni del liceo, il comitato di quartiere e tutta quella gente che vorremmo evitare come la peste. Cosa fanno su facebook? Condividono immagini con grafiche raccapriccianti della serie Paint 2.0, post con barzellette che erano vecchie già quando noi ancora credevamo a Babbo Natale, foto di gatti, ecografie/analisi delle urine/informazioni ospedaliere, video dementi, slogan leghisti, commenti sulle notizie di Studio Aperto, opinioni personali assolutamente non richieste da nessuno in stile Selvaggia Lucarelli. La feccia insomma.
Dicevamo: Instagram. Il social network per la condivisione di foto istantanee, proprio perché il suo uso è in forte crescita ma non ancora compromesso dall’adesione dei personaggi di cui sopra, è riuscito a mantenere un certo target. Se ne sono accorti da tempo gli esperti di marketing e gli esperti di internet in genere: i primi hanno iniziato ad utilizzarlo per la promozione di prodotti di ogni tipo, soprattutto abiti, accessori, cosmetici, pacchetti vacanze, arredamento ed oggettistica per la casa; i secondi hanno iniziato a pubblicare post e a vendere corsi su come aumentare i propri followers e come iniziare a fare affari. Lo strumento più efficace e collaudato si è dimostrato ancora una volta quello degli “influencer”. Come era stato per i fashion blog, in sostanza, anche su instagram sono spuntati dei personaggi in grado di crearsi un forte seguito e di promuovere prodotti di ogni tipo fingendo (sì perché è questo il punto) di condividere momenti di vita privata in cui mostrano i propri oggetti, la propria casa, le proprie vacanze, e soprattutto i propri abiti, gioielli, scarpe, borsette… come se quegli oggetti, quei mobili, quelle vacanze, quei vestiti e quegli accessori li avessero realmente pagati e come se quelle foto mostrassero effettivamente la loro vita. Ovviamente la posta diventa sempre più alta. Quindi abiti sempre più costosi, location sempre più esotiche, inquadrature sempre più artefatte. Ed uno stuolo di seguaci in delirio che chiedono in centinaia di commenti: “Di che marca è quella t-shirt? E’ bellissima!!” (normale t-shirt grigia di quelle che mettete per andare a fare i lavori nell’orto) oppure: “Dove hai comperato quelle candele? Sono magnifiche!!” (candele dell’Ikea in catalogo dal ’95) e via dicendo. Instagram come Re Mida sembra poter trasformare tutto quello che tocca in oro.

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Ne sa qualcosa Essena O’Neill, adolescente australiana che con i suoi 500.000 insta-followers, un fisico da modella ed una vita trascorsa a scattare foto in costume da bagno, guadagnava dalle centinaia ad un migliaio di euro a foto. Le aziende le spedivano i prodotti, lei andava su una spiaggia con truccatore e fotografo, passava il pomeriggio tra trucco e parucco /cambio abiti / attesa della luce giusta / scatti in posa, una volta a casa sceglieva la foto migliore nonché quella in cui sembrava più magra, la editava con photoshop, la caricava su instagram e ci aggiungeva infine una didascalia del tipo: “eccomi qui davanti all’oceano”, per far credere che la foto fosse del tutto casuale, naturale e appena scattata. (Quello che fanno praticamente tutti). Per quella foto lei aveva “lavorato” 4 ore e guadagnato 800 dollari. Centinaia di ragazzine ne avrebbero poi spesi molti di più per acquistare centinaia di vestiti uguali al suo nel fallimentare tentativo di diventare di riflesso belle come lei, e di avere una vita fantastica come la sua, fatta di spiagge, oceano, sorrisi, e boccoli biondi che fluttuano nel vento. Nel sogno di avere la sua normale vita quotidiana di comune adolescente che condivide i suoi momenti privati su instagram così altruisticamente.

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Da lunedì tutti i giornali ed i blog di gossip del mondo hanno dato una notizia apparentemente senza senso: “La star di instagram Essena O’Neill lascia tutti i social network“. (“E sti c****?” avranno aggiunto in molti). La notizia è effettivamente priva di ogni interesse. Per darle più pepe i blog italiani hanno aggiunto al titolo il dettaglio “Guadagnava 1300 euro a foto“. Così tanto per infastidire ancora più la gente che non arriva a fine mese e che già non capisce: di cosa si stia parlando, chi sia la tizia “famosissima” mai vista prima, cosa sia instagram, e soprattutto perché a qualcuno dovrebbe importare qualcosa di tutto ciò. Come al solito la maggior parte di questi articoli non spiegavano assolutamente nulla e sembrava che il fulcro della questione fosse che lei dopo aver scattato 2000 foto a 1300 euro l’una si sia stancata e sia andata in pensione. D’altronde siamo in Italia, abbiate pazienza: le notizie sono rivolte al pubblico medio di facebook e ai commentatori della Lucarelli.

Ho cercato qualche informazione direttamente su instagram (non che io sia stata l’unica eh), dove ancora per qualche ora era attivo il profilo di Essena (ora completamente rimosso) e dove lei aveva spiegato il suo intento in un lungo post e soprattutto aveva cancellato quasi tutte le foto lasciandone solo alcune con la vecchia didascalia e l’aggiunta di un nuovo edit per spiegare quello che la foto rappresentava realmente.

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Sono sta pagata 400 $ per postare la foto con questo vestito. Questo era quando avevo circa 150.000 followers. Con mezzo milione di followers so che molti brand online pagano fino a 2000 $ per post. Non c’è niente di sbagliato nell’accettare i pagamenti dei marchi, penso solo che si dovrebbe sapere. Questa foto non ha sostanza, non si trattava di un prodotto etico (non ero educata all’epoca). I SOCIAL MEDIA NON SONO REALI, questo è il punto. Fai attenzione a quello che la gente promuove, chiediti: qual’è la loro intenzione dietro alla foto?

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Non c’è niente di zen nel fatto di tentare di sembrare zen, fare una foto di te stesso mentre tenti di sembrare zen e mostrare il tuo essere zen su instagram.

73c0ccc3-3234-491c-9a6c-ba1bb7b0ff38Spray abbronzante, thè che mi hanno pagato per promuovere, quasi senza vestiti. Avevo 15 anni. Qusto era quello che credevo essere inspirational. I valori erano il mio corpo, i miei “mi piace” e il mio compiacere gli altri. L’apparenza fisica è così ingannevole. Angoli giusti, filtri, tempo, abbronzatura… In più io ero così giovane ed ero nata con un torso lungo e la vita stretta. E’ la lotteria genetica, non c’è niente di inspirational in tutto questo.

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L’unica cosa che mi ha fatto sentire bene quel giorno è stata questa foto. Quanto profondamente deprimente. Avere un corpo tonico non è tutto quello di cui noi esseri umani siamo capaci.

Tutto questo (semplicemente delle didascalie realistiche) sembra una sciocchezza. Ma per migliaia (azzardiamo 500.000 e più ?) di persone ha avuto un significato profondo. Alcuni hanno deciso di cancellarsi da tutti i social network per seguire l’esempio del loro idolo, altri hanno pubblicato delle foto “senza trucco e senza inganno” mostrandosi come sono realmente, altri hanno rivoluzionato tutti i propri profili togliendo le foto tamarre per ricominciare da zero, altri hanno capito che devono cambiare qualcosa nella loro vita ma non hanno ancora capito cosa. I più indaffarati sono stati i fashion blogger e gli instagram influencer che si sono sentiti in dovere di giustificarsi e di spiegare che Essena aveva perso il senso della realtà mentre loro sono davvero quello che mostrano nelle proprie foto: fanno davvero colazione sulla tavola imbandita con le stoviglie coordinate, i tovaglioli di stoffa, il vaso di fiori freschi, una copia di Vogue e l’ultimo rossetto di Dior capitati lì sul tavolo per caso, e vanno davvero a fare la spesa con il tacco 12, le ciglia finte e la borsa di Chanel. Era lei ad essere una dissociata che viveva in un mondo artificiale, non certo loro, che anzi fanno della spontaneità e della naturalezza la propria ragion d’essere.

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Nel frattempo Essena, ormai un guru ascetico della rete, si è cancellata da tutti i social network ed ha creato il blog Let’s be game changers dove discuterà solo di temi eticamente importanti come l’asservimento dai mass-media, i danni dell’inquinamento, lo scambio equo-solidale, i diritti degli animali ed il valore della condivisione. Non pubblicizzerà più nulla, il blog vivrà solo di donazioni spontanee, e lei apparirà solo in qualche video senza trucco e senza abiti di scena. Nel video di ieri, spettinata e in tuta da ginnastica, ha spiegato il fastidio per l’attenzione mediale sulla sua immagine e per la superficialità nel non aver capito il suo messaggio più profondo: il fatto che i giovani non possono crescere con il mito delle vite artificiali ed ipocrite create sui social network, con l’ossessione per il consenso sociale, con un’autostima basata sulla magrezza, sulla ricchezza, sull’omologazione e sul numero di “mi piace” ricevuti. Propone anche agli sviluppatori di farsi avanti per la creazione di un’applicazione fondata sulla condivisione di informazioni di valore etico senza “followers” e senza “mi piace”.

Già molte persone prima di lei avevano capito da tempo che i social network non sono la vita reale, che amare i gatti e mangiare i vitelli non è granché coerente, che l’inquinamento è un problema e che il mondo va storto. Già molte persone prima di lei non si truccavano per scattare foto, non si mettevano l’abito da sera per andare in spiaggia, non venivano pagate per mostrare il proprio lato B e non si massacravano di diete per avere la taglia di una bambina di 12 anni. Già molte persone prima di lei avevano fatto la propria battaglia personale, ascoltate da pochi e magari snobbate dai più. Ma per fare la rivoluzione bisogna essere in tanti.

500.000 sono un numero sufficiente.

[Disclaimer: the pictures in this post are not my property, and do not indicate a statement about their authors. If you are the owner and want me to remove them, please left a comment. Thanks.]
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42 comments

  1. un pó di soldi se li é fatti ahhaha e comunque quello che mi stupisce e che per far capire che non sempre i social media trasmettono messaggi veri, reali, ci sia bisogno di qualcuno che lo urla. É come credere a qualsiasi potere pulente o dimagrante che passa per le pubblicità in tv. P.s ancora non capisco come facciano a organizzare quella tavole così ordinate e perfetta per le foto, ogni oggetto ha il suo spazio. Solo a capire la disposizione impazzisco! 🙂 Bel post rispecchia anche i miei pensieri

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    • Ti dico solo che esitono dei blog che spiegano come fare le composizioni perfette per le foto di instagram!! Ci ho provato anch’io e non è mica semplice! 😄
      Per tutti noi “adulti” è facile non cadere nell’inganno, ma per molti ragazzini le star di youtube e di instagram sono gli unici modelli da seguire. Probabilmente non avrei perso tre ore per scrivere questo post se non avessi visto con i miei occhi (sanguinanti) decine di commenti a banalissime foto di instagram in cui delle ragazzine chiedevano dove comperare un qualsiasi smalto per le unghie che trovi ovunque o delle stupide candele dell’Ikea. Poi il discorso è sempre quello: ciò che dico io nel mio post vale per me e per le 20 persone che lo leggono, ciò che dice chi ha 500.000 followers ha un certo peso. Quindi quando qualcuno con 500.000 followers dice qualcosa di sensato… è giusto assecondarlo!
      Che poi la tipa sia diventata milionaria prima di rinsavire e/o che chiunque al posto suo si sarebbe fatto pagare per le foto, è un altro discorso ancora, su questo non discuto!
      Grazie per aver letto tutto il papiro, un abbraccio e buona giornata!

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  2. Sì, hai scritto un lungo papiro e già questo ti rende meritevole per l’impegno investito. Hai fornito una sintesi lucidamente svolta di valore sociologico e sono d’accordo con te sulla tesi di fondo e il valore di uno “sveglia, ragazzi, la vita non è questa!”
    Anch’io da molto avverto l’esistenza di macro-problemi nostri nazionali ma anche globali e vitali, e più di una volta li ho “sfiorati” nel mio blog – solo sfiorati – non osando (sic!) andare più a fondo.
    La verità: ho l’impressione che la gente, qui in Occidente, voglia sognare. Forse, gli impegni quotidiani non lasciano spazio a ulteriori riflessioni che sono e non potrebbero essere se non amare. Così, nei social, la gente (di ogni età) cerca la pausa-sogno o relax, cerca l’evasione di almeno un attimo.
    Resta il plauso al tuo post per avere svolto con intelligenza e serietà un argomento di punta che va oltre al normale chiacchiericcio generale.

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    • Tutto vero quello che dici. Io non solo non tratto temi etici nel mio blog (al limite vagamente culturali, ma non è la stessa cosa) ma ho pure studiato (inutilmente) tutti quei post che spiegano come guadagnare qualcosa su internet. Cerchiamo tutti di sopravvivere ma continuiamo a chiederci se il nostro sia il modo giusto, cerchiamo tutti l’evasione ma c’è sempre l’impressione che qualcosa non funzioni, che non abbiamo la forza sufficiente per prendere posizione in modo netto. Per fare quella rivoluzione che non faremo mai. Questa storia, come giustamente dici, relegata al chiacchiericcio, ha tirato fuori tante verità nascoste. Davanti a noi e dentro di noi.
      Grazie mille per il tuo commento.

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  3. I social network rappresentano per certe persone il sogno di apparire in tv… senza passare per casting o altri intermediari.. Nel caso specifico, Instagram supera la logica evidentemente vecchia e noiosa (per molti ma non per tutti) di dover scrivere un commento, una considerazione o anche due semplici parole che mostrino la personalità dell’utente… Instagram salta questo passaggio, semplifica ulteriormente la sete di visibilità passando al sodo: l’immagine. Che poi possano esistere utenti come quella modella che a un certo punto si stanchino, sinceramente mi fa sorridere perché anche la scomparsa improvvisa dai social può essere una mossa strategica per attirare l’attenzione su di sé… Magari alzando il prezzo del proprio compenso 😉

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    • E’un dato di fatto che i social network e youtube rappresentino una scorciatoia per la celebrità. E da qui escono i mostri peggiori! Sui secondi fini della ragazza, non possiamo realmente saperlo, ovviamente ci avevo pensato anch’io prima di vedere il suo blog. Certo se non ci fidiamo di nulla finiamo in un loop senza fine. Comunque dopo una rapida analisi ho propeso per sviluppare una riflessione non sulla sua scelta (tanto lei è milionaria, può fare ciò che vuole e davvero non ci interessa) ma sull’influenza che questa mossa avrà sul mondo dei social network ed in particolare sulle logiche commerciali di instagram. Cambierà qualcosa? Non cambierà nulla? Probabilmente tra due giorni tutto sarà finito e tutti ricominceranno a postare le foto finte con le didascalie finte (la maggior parte continua a farlo), però oh… lei, con tutti i secondi fini che vuoi, intanto ci ha provato.
      Nel mio piccolo, se già potessi non vedere MAI più su instagram la gente che fa yoga sulla muraglia cinese… che dire… le accenderei un cero votivo. Ovviamente uno di quelli dell’Ikea 😉

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  4. Complimenti, un bel post. Fa riflettere tanto…
    Alle volte penso che mi piacerebbe ampliare il mio uso di instagram e di altri social, ottimizzarlo, perchè davvero hanno un potere comunicativo enorme. Poi però ecco penso, se alla fine si tratta soltanto di “compiacersi” a che serve tanto lavoro? Uno può postare un selfie figo, e poi un altro, poi ne viene uno ancora meglio e stai lì ad aspettarti qualche like in più. E poi?
    Per cui o resta un gioco, o si ha davvero qualcosa da comunicare al mondo, un messaggio. Altrimenti ne resta l’uso commerciale, a patto sempre di essere consapevoli di cosa viene mostrato e cosa c’è dietro.
    Secondo me ci vorrebbe una certa educazione all’uso dei social media, imparare a riconoscere il vero e il falso, giusto e sbagliato. Invece per ora si tratta ancora di una jungla in cui non esistono regole e la troppa libertà causa o una presa di coscienza come quella che hai raccontato tu o una dannosissima dipendenza.

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    • Tutto quello che scrivi rispecchia perfettamente il mio punto di partenza. Ne avevo parlato nel post “il senso di un blog”. Sto ancora girando intorno alla questione. La domanda è: “cosa ci facciamo qui su internet e quanto realmente serve (a noi e al mondo) tutto questo?” Chissà quando troveremo delle risposte esaurienti…
      Nel frattempo appoggio la tua proposta. Un’educazione all’uso dei social media che vada oltre ai soliti “come guadagnare con i social media” e “come avere più mi piace sui social media” sarebbe davvero utile!

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    • Vai tranquillo, molte volte è difficile lasciare un commento proprio perché ci sarebbe troppo da dire. Apprezzo che tu l’abbia fatto comunque. Credo che tutti i blogger (anche quelli che non vendono nulla) prima o poi debbano confrontarsi con queste dinamiche o almeno prenderne atto. A presto 🙂

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        • Ah è vero, tu sei il feticista dei tacchi alti!! 😄 Apprezzo comunque la buona volontà della tua ex-moglie… io ero così fino a qualche anno fa, ora mi sono altamente rotta… ormai vado al supermercato con le ciabatte e la maglia del pigiama, tanto abito vicino al centro igiene mentale, nessuno ci fa caso: è un po’ come essere a Londra 🙂

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  5. beh come non condividere questo post così appassionato.
    Io credo che i cosiddetti “social” sono tutt’altro che sociali (e parlo in primis di facebook) . Cosa c’è di sociale (dal dizionario sociale significa : che vive in società, in comunità. Relativo alla società umana e ai rapporti che nell’ambito di essa si stabiliscono) in un “rapporto” estemporaneo e freddo come quello scaturito da un simile interagire. Cosa può esserci di più inutile e frustrante nel condividere un “universo” fatto di bit e numeri e solo magari per annunciare pomposamente : buongiorno mondo!!! Come se il mondo -quello vero- avesse bisogno del mio buongiorno per andare avanti. Cosa c’è di sociale in un luogo usato per dare sfogo alle insicurezze e alle debolezze, -per non parlare poi dei rischi che una simile attitudine comporta : estraneità, dipendenza, smarrimento- quando il luogo deputato per vivere veramente sociale viene ridotto a mero contenitore di obblighi : scuola, lavoro, famiglia. La fantomatica evasione cercata e reclamata attraverso un attributo tecnologico non fa altro che accentuare la “patologica assenza” dal mondo reale. Quel mondo che invece avrebbe bisogno di essere agguantato e sballottato come un calzino non fosse altro che per dimostrare di essere ancora vivi. Invece assistiamo continuamente ad una sorta di rincoglionimento (scusami il neologismo) generale nonché imbarbarimento delle più naturali regole. Per non parlare poi di ideali e principi, assolutamente sconosciuti. Ma come tutte le attività umane c’è poi chi ha la capacità e l’astuzia di approfittarne e lucrare sulle insolvenze mentali di chi perde ore e ore per imitare e apparire invece che provare ad essere. Globalizzati e lobotomizzati, questo è il mondo che ci stanno apparecchiando!
    P.s. altra cosa sono i blog o i siti di scrittura che in qualche modo tentano un’interazione volta alla connessione, all’empatia, all’emozione…o almeno mi piace pensare che sia così 🙂

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    • Grazie per il tuo contributo, lo apprezzo molto ed è assolutamente in linea con la questione. La teoria del rincoglionimento è proprio il problema principale direi. Basta vedere in Italia, c’è gente appunto che crede alle notizie del TG…. tipo “siamo in ripresa” 😄
      Riguardo al tuo post scriptum devo aggiungere anch’io un’amara postilla. Pensa che di recente ho letto queste “istruzioni per l’uso” su come gestire i blog. Sai cos’ho scoperto? Stando ai guru di internet, insomma, quelli che hanno capito tutto, il blog serve PER VENDERE. Basta. Chi parla, chi discute, chi racconta i fatti suoi, non è un blogger ma solo un perdigiorno. O VENDI o stai sbagliando tutto. Noi qua vendiamo solo aria fritta insomma… facciamocene una ragione.

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    • Guarda, senza facebook si sta molto, molto meglio. Io a giorni volevo sbattere la testa contro il muro per le eresie che leggevo. Ho deciso di lasciare il profilo a maggio e di non aggiornarlo mai più. Uso ancora la pagina pubblica per condividere i post del blog, ma quella ha il vantaggio di non permetterti di vedere le idiozie che scrivono gli altri. Quanto ad instagram, mi serve da quando ho dovuto disinstallare photoshop: un’applicazione per raddrizzare ed illuminare le foto, seppur basilare, è di vitale importanza per me!! A parte questo, instagram è stato l’unico social network (dopo myspace, defunto da anni e tuttora compianto) che davvero ho trovato geniale ed al quale mi sono affezionata. Certo, non nego che crei una certa dipendenza /alienazione e soprattutto non nego che si possa benissimo vivere senza! 😉
      Spero (ma il tuo commento già mi dà conferma) che il post sia uno spunto anche per chi questi social non li usa. Il discorso, infondo, ci riguarda comunque tutti.

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