It’s only forever

La morte di David Bowie ci trova tutti impreparati, ci lascia storditi e ammutoliti. Non solo perché avviene a due giorni di distanza dal suo compleanno e dall’uscita del suo ultimo disco, entrambi celebrati dai media come prova dell’inossidabilità di un artista sempre al top. La morte di David Bowie ci lascia tutti sgomenti non solo perché accade a meno di due settimane dalla morte di un altro musicista molto amato come Lemmy Klimister e ad un giorno dal suo funerale. La morte di David Bowie ci lascia tutti increduli, non solo perché lo pensavamo immortale.

La morte di David Bowie ci tocca tutti da vicino perché lui è sempre stato più di un musicista, più dell’artista che con i suoi brani ha scritto la storia del rock, più dell’interprete del sottofondo che ha accompagnato tutta la nostra vita. David Bowie è stato un’icona degli ultimi 50 anni, un infallibile precursore delle tendenze, delle mode e degli stili, un carismatico apristrada che ha segnato il passo di molte delle espressioni artistiche dei nostri tempi, creando un universo di riferimento per la cultura visuale contemporanea. Un universo tanto vasto e variegato che chiunque ha sentito in un modo o nell’altro di farne parte. David Bowie è stato l’uomo delle stelle, l’alieno caduto sulla terra, il Duca Bianco, Jareth il re dei Goblin, Ziggy Stardust, è stato soprattutto colui che ha fatto dell’essere Rebel Rebel, dell’essere diversi, uno stile di vita. Nessuno può dire di essere rimasto immune alla sua influenza, nessuno può dire che David Bowie non fosse nell’Olimpo dei suoi artisti preferiti.

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Bowie

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Tra tutti i suoi pezzi, il mio preferito è sicuramente Heroes, composto nel 1977 assieme a Brian Eno e diventato un inno per una generazione nonché una delle più celebri canzoni di tutti i tempi. Il testo, nonostante abbia avuto varie interpretazioni, racconta di due amanti ai tempi della guerra fredda, due ragazzi che in nome del loro amore diventano eroi, anche se solo per un giorno: “Posso ricordare, Stavamo accanto al Muro, E i fucili spararono sopra le nostre teste, E ci baciammo, Come se niente potesse accadere… Oh possiamo batterli, ancora e per sempre, Allora potremmo essere Eroi, Anche solo per un giorno. Possiamo essere noi, solo per un giorno…”

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Nel suo ultimo video, Lazarus, primo singolo estratto dall’album Blackstar, David Bowie appare nel suo letto della malattia, con addosso i segni della sofferenza, intrappolato in un’agonia senza speranza.

Look up here, I’m in heaven
I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama, can’t be stolen
Everybody knows me now
Look up here, man, I’m in danger
I’ve got nothing left to lose
This way or no way
You know, I’ll be free

 

Guardate qui, Sono in paradiso
Ho cicatrici che non possono essere viste
Ho un dramma, che non può essere rubato
Tutti mi conoscono adesso
Guarda qui, amico, io sono in pericolo
Non ho niente da perdere
O in questo modo o in nessun altro modo
Sai, io sarò libero

 

Oscar Wilde diceva che nelle sue opere aveva messo solo il talento, perché il genio l’aveva messo nella vita. David Bowie è riuscito a fare un’opera d’arte anche della propria morte.

E ora ci sembra possibile per un attimo guardare in modo diverso anche alla vita e alla morte. Niente paura. It’s only forever. Not long at all.

 

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10 comments

  1. Sono incredibilmente triste, e’ come perdere un pezzo di me stessa. E’ vero, lo credevamo immortale. Ma la sua musica, la sua arte (perche’ di arte si tratta – ogni sua canzone e’ un’opera d’arte) sono immortali. Non l’avrei mai pensato durante la mostra del V&A, ma ora sono contenta di aver avuto la possibilita’ di esserci.

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  2. Grazie a tutti quelli che hanno commentato questo post, le vostre parole mi hanno fatto molto piacere e hanno riportato alla mente tantissimi altri frammenti di memoria. Non mi sembrava adeguato lasciare ulteriori considerazioni sotto ogni singolo intervento, come scritto sopra non è necessario aggiungere nulla…

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